Architettura di pietra e di luce

Architettura di pietra e di luce

lunedì 04 Aprile 2022

In cima ad un colle alto 540 m, visibile da gran parte della Terra di Bari, è stato definito il diadema dei castelli pugliesi. Vi si ammira tutta la singolarità dell'architettura sveva in cui si incontrano diversi stili: il classicismo del portale ad imitazione di un arco trionfale romano, il Gotico cistercense della struttura e degli elementi decorativi, l'influenza del Romanico e della architettura araba. Tutto fuso mirabilmente in un unicum irripetibile.

La pianta ottagonale con torri angolari della stessa forma ha riscontri solo molto lontani nel tempo e nello spazio. La ricchezza degli interni rende solo probabile la destinazione a residenza imperiale: una splendida dimora rimasta però vuota per la morte del suo augusto fondatore Federico II. L'unico documento federiciano che ce ne parla è del 1240, quando non era ancora completato. Non sappiamo se lo fu prima della sua morte nel 1250. Con gli angioini fu una prigione, ma anche sede di splendidi matrimoni della famiglia reale. Dato in feudo fu abbandonato per secoli, divenendo rifugio di briganti e "cava" di marmi preziosi. Nel '900 la sua riscoperta. Castel del Monte è la "rappresentazione pietrificata" del potere imperiale e della sua cultura: dimora di caccia o luogo di delizie poco importa. 

Probabilmente circondato da una cerchia di mura che lo rendeva maggiormente difendibile, era splendidamente fuso con il paesaggio circostante: una distesa di boschi a perdita d'occhio cui fa da sfondo, a nord, il mare. La pianta, il cortile interno, le torri angolari, seguono l'originalissimo modulo ottagonale. Ad ogni lato corrisponde una sala per piano, a pianta trapezoidale, affacciate sullo splendido cortile interno. Le torri contengono le scale, i servizi igienici e in cima le cisterne dell’acqua piovana, raccolta attraverso un ingegnosissimo e perfetto sistema.

Il paramento esterno è in pietra di Trani tranne che nel portale e negli elementi decorativi esterni che sono in breccia corallina rosata. La stessa pietra ricopriva le stanze del primo piano, impreziosite da mosaici purtroppo scomparsi. La sua originalità, la sua forma turrita, il mistero che ne avvolge le origini e la destinazione, hanno un che di "magico" che spinge ad approfondirne la conoscenza oltre gli schemi tradizionali. C'è infatti chi vi ha visto significati esoterici e magici. A noi piace pensarlo come una delle vette del faro umano, come una sintesi visiva di un potere imperiale che voleva farsi eterno e desiderava ricreare i fasti dell'Impero Romano costruendo una architettura di pietra e di luce.


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