I Fischietti di Rutigliano

I Fischietti di Rutigliano

martedì 05 Aprile 2022

Cercate di immaginare un pastore che sta facendo ritorno a casa dopo aver perso le sue pecore, senza più fiato, senza il suo cappello e con l’ansia di non avere più il suo gregge. Il pastore in questione, infatti, non sa fischiare, un vero dramma per chi fa questo lavoro.

Il biasimo della gente attorno a lui è insopportabile, non riesce neanche a pensare: è giudicato un buono a nulla perché un pastore che non sa fischiare non è un pastore. 

Ma lui non si perde d’animo e, con arguzia e abilità, s’inventa un modo alternativo di fischiare: nasce così il fischietto di terracotta, chiamato “fiscaluru” nel locale dialetto. 

Si tratta di un “biscotto” d’argilla posto alla base di un cono di terracotta sul cui lato più lungo si apre una fessura di 1 cm con all’interno due piccoli buchi collegati fra loro. Così, semplicemente soffiandoci dentro, l’abile lavoratore d’argilla, detto “figulo”, emette un sonoro e limpido fischio.

L’odierna tecnica di costruzione dei fischietti si rifà alle tecniche artigianali in uso nella Roma classica e nel mondo greco: il primo fischietto della storia fu ritrovato a Castiello e risale addirittura al IV secolo a.C. 

Leggende a parte, quella di realizzare fischietti in terracotta è oggi considerata una vera e propria arte, declinata in tante forme e colori, divenuta simbolo di una città in particolare: Rutigliano, piccolo borgo in provincia di Bari. 

Incuriositi da questa particolare forma d’arte, abbiamo fatto visita ai Signori Moccia e Porcelli, una vera e propria istituzione a Rutigliano nella costruzione artigianale dei fischietti che nel corso del tempo sono diventati famosi in tutto il mondo e oggetto di collezionismo.

Abilissimi artigiani, ci hanno mostrato il processo di realizzazione dei loro fischietti: si parte dall’argilla (di cui Rutigliano è ricca) che viene preparata, lavorata e poi pressata in due stampi di gesso. I due stampi vengono successivamente sovrapposti e, quando si raggiungono le ottimali condizioni di umidità ed il giusto grado di pressione, possono essere separati e aperti.

A questo punto, per ultimare il fischietto, occorre usare un bastoncino di legno che permette di controllare se funziona. Dopo di che, questo viene cotto anche per quattro giorni in appositi forni. Una volta raffreddatosi, può essere colorato con un’infinità di colori brillanti. 

Fino a non molto tempo fa, ogni 17 gennaio, a Rutigliano, durante la festa di S. Antonio Abate, protettore e patrono dei contadini, ogni fidanzato era solito regalare alla sua amata un cesto di frutta, simbolo dei prodotti della terra, con dentro un fischietto a forma di gallo, simbolo di virilità.

Il 17 gennaio era anche la data di inizio del Carnevale rutiglianese e i fischietti in terracotta spesso rappresentavano, in chiave ironica, gli esponenti del potere costituito e i notabili del paese. Oggi è possibile trovare fischietti d’ogni forma e dimensione che celebrano la vita d’ogni giorno e le tradizioni di paese: il suonatore di trombone, il prete, il netturbino, l’imbianchino, la signorina con l’ombrello, il poliziotto, uomini politici o attori che con i loro colori sgargianti colorano di allegria le viuzze bianche, i claustri e gli angoli più caratteristici del borgo medioevale. 


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